Itinerari della Grande Guerra: sulle rive del Piave

Simbolo per eccellenza della resistenza italiana, il fiume Piave attraversa silenzioso la pianura veneta dalle pendici dei monti alla laguna, raccontando la guerra dal suo ruolo di muto testimone di battaglie decisive, ritirate disastrose e sacrifici che hanno segnato la storia del nostro paese.

Come recitano i versi della celebre Canzone del Piave, questo corso d’acqua ha visto l’esercito italiano in ogni momento della guerra: prima attraversato dai fanti diretti al fronte nel 1915, divenuto ultima linea difensiva nel 1917 dopo la disfatta di Caporetto, e infine trampolino per la ribalta italiana e la vittoria finale nella battaglia di Vittorio Veneto nell’ottobre 1918

Il Montello: la collina delle battaglie

Tra le posizioni strategiche più importanti del Medio Piave, l’altura del Montello è stata certamente una delle più contese: situata a metà strada tra la laguna e le prime vette delle dolomiti bellunesi, nei comuni di questa zona sono innumerevoli le testimonianze della resistenza e poi della controffensiva italiana: da sacrari, a resti di trincee e ponti sul fiume, c’è molto da scoprire fra i boschi della collina e le rive del Piave.

In particolare, uno dei luoghi da vedere assolutamente è l’Isola dei morti, una piccola striscia di terra situata tra il versante nord del Montello e il paese di Moriago della Battaglia. Qui nei giorni successivi alla vittoria italiana vennero rinvenuti i corpi dei soldati italiani trasportati dalla corrente, molti dei quali i giovanissimi ragazzi del ’99, appena maggiorenni. Due sono i monumenti commemorativi sull’isola: una piramide di pietra eretta negli anni ’20, dove una lapide recita la poesia La preghiera di Sernaglia di D’Annunzio, e la più recente scultura “Vita per la pace”, posta nel 1991 per volontà dell’Associazione Artiglieri di Moriago della Battaglia. Oggi l’Isola dei morti ospita uno splendido giardino, completo di cartellonistica per chi volesse approfondire la storia di questo luogo di memoria durante una passeggiata immersa nel verde.

Monumento ai caduti sull’Isola dei morti

Spostandoci a sud, si incontra l’abitato di Nervesa della Battaglia dove è sicuramente degno di menzione il Sacrario militare: una torre alta 25 metri che con la sua imponente struttura raccoglie migliaia di caduti, offrendo all’ultimo piano una vista spettacolare sul corso del Piave. A pochi passi dal Sacrario si raggiunge il Sacello Francesco Baracca, dedicato al famoso aviatore caduto nel 1918 proprio sulle pendici del Montello: circondato da alti cipressi, il monumento rende omaggio a questo grande personaggio con fregi e decorazioni, in particolare vi è rappresentato il cavallino rampante, simbolo del caduto e poi anche di una nota casa automobilistica.

Sempre nel centro di Nervesa, è possibile vedere anche un monumento unico nel suo genere: a lato strada in Via Lungo Piave è infatti posta una barca da ponte crivellata dalle granate, recuperata dagli stessi abitanti del paese dopo le battaglie sul Piave. Questa struttura era composta da tre elementi galleggianti che andavano a formare una passerella sul fiume, indispensabile per il trasporto di merci e persone.

I musei di Fontigo e Vittorio Veneto

Per chi volesse vedere da vicino armi, equipaggiamento e documenti sulle battaglie del Piave, una sosta obbligata è il Museo della Grande Guerra di Fontigo (frazione di Sernaglia della Battaglia). Qui sono infatti raccolti gli innumerevoli reperti bellici e non rinvenuti sulle rive del Piave, e inoltre i volontari del CEA (Centro di Educazione Ambientale “Medio Piave”) hanno creato una ricostruzione visitabile di una vera trincea.

Il Museo della Battaglia di Vittorio Veneto

Andando più a nord, ai piedi delle Dolomiti bellunesi, un altro museo che offre un’esperienza a tutto tondo è il Museo della Battaglia di Vittorio Veneto. Quest’istituzione nacque proprio dalla volontà di un ragazzo del ’99 di Vittorio Veneto, Luigi Marson, che nel 1938 donò i suoi cimeli di guerra per una prima esposizione. Tre piani di esposizione trasportano il visitatore all’epoca delle battaglie del Piave, con la ricostruzione di una trincea, filmati, e persino effetti sonori ed olfattivi.

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Itinerari della Grande Guerra: i monti dell’Altopiano di Asiago

Situato nel cuore delle Prealpi vicentine, l’Altopiano dei Sette Comuni (conosciuto anche come Altopiano di Asiago) fu prima linea del fronte italo-austriaco per tutta la durata del conflitto, testimoniando assalti, contrattacchi e i lunghi mesi in trincea che resero tristemente famosa la Grande Guerra. Protagonista delle pagine di “Un anno sull’Altopiano” di Emilio Lussu, muto spettatore negli scritti di Hemingway e Kafka, questo territorio è denso di storie e memorie, da scoprire e da riflettere nella meravigliosa cornice naturalistica delle montagne che lo circondano.

Il ricordo delle macerie di Asiago

«Era un paese di montagna, dico era perché nel 1916 la guerra lo ha prima incendiato e poi distrutto e raso al suolo; e anche se tra il 1919 e il 1922 è stato ricostruito, ora non è più quello.»

Mario Rigoni Stern

I colpi dei cannoni austriaci rasero al suolo il paese di Asiago e le località circostanti, evacuate nel 1916 alla vigilia del massiccio attacco asburgico conosciuto come “Strafexpedition” ovvero “Spedizione Punitiva” nei confronti dell’esercito italiano, entrato in guerra nel 1915 al fianco dell’Intesa, violando così l’alleanza con Austria e Prussia. La devastazione dei comuni dell’altopiano è ormai un ricordo, ma ciò che resta è la volontà di ricordare: sono molti infatti i musei, i sacrari e i resti delle fortificazioni che ancora oggi permettono di toccare con mano la storia di queste valli.

Ad un passo dal centro di Asiago, percorrendo il suggestivo Viale degli Eroi, si raggiunge il Sacrario militare di Asiago-Leiten e l’omonimo museo. Questo monumento raccoglie le salme di più di 50.000 soldati (di cui circa 21.000 non identificati) caduti nelle battaglie dell’altopiano, a cui la città volle rendere omaggio con l’inaugurazione del sacrario nel 1938. L’annesso Museo del sacrario contiene innumerevoli cimeli degli anni del conflitto, fra cui anche una lettera anonima di un giovane soldato rinvenuta solo negli anni ’50.

Il Sacrario militare di Asiago

Da vedere assolutamente sono anche il Museo della Grande Guerra 1915-1918 di Canove (comune di Roana) e il Museo della Grande Guerra di Sasso (frazione di Asiago): entrambi raccolgono oggetti che raccontano la guerra sotto ogni aspetto, dai pezzi di artiglieria agli utensili della vita quotidiana in trincea, il tutto contornato da una grande collezione di fotografie storiche. Un ultimo luogo che merita sicuramente una visita è il Museo Storico Militare ”Forte di Punta Corbin”, che oltre ai reperti esposti permette anche di attraversare i corridoi e le stanze di un forte perfettamente conservato nonostante i pesanti bombardamenti subiti.

Sui sentieri dei soldati

Lasciamo l’ambiente cittadino per esplorare le montagne che circondano l’altopiano, fra sentieri immersi nella natura e carichi di storia, e facendo qualche sosta per ammirare panorami mozzafiato o assaggiare specialità tipiche nelle malghe.

Da Treschè Conca a Forte Corbin – Questo itinerario è un percorso ad anello che permette di raggiungere il Forte Corbin partendo dalla frazione di Treschè Conca e seguendo il sentiero CAI 804. L’attacco del sentiero è dietro al parcheggio della chiesa, e in 2 ore (con andatura tranquilla) di camminata su strada asfaltata e sterrata si raggiunge il forte più grande dell’altopiano, che grazie alla sua posizione offre una vista spettacolare su tutta la zona.

Bocchetta Portule – Percorso un po’ più impegnativo del precedente, permette però di addentrarsi dentro quella che fu una postazione di tiro e un arsenale creata dall’esercito italiano e poi persa nelle offensive austriache. Da Asiago si seguono le indicazioni per Larici/Portule e si parcheggia dopo circa 12 km all’imbocco del sentiero CAI 826 per Bocchetta Portule/Cima Portule. Il percorso è di circa 4 ore, complessivo di andata e ritorno, ma la fatica fisica viene sicuramente ripagata dall’avventurosa esplorazione della Bocchetta, punto di fondamentale importanza per gli attacchi ma anche come deposito e riserva d’acqua.

Le postazioni di tiro di Bocchetta Portule

Monte Zebio – A nord di Asiago si trova il rilievo di Monte Zebio, dove passeggiando nel bosco di abeti e nei pascoli ad alta quota si notano molti segni della Grande Guerra: trincee, gallerie, monumenti commemorativi hanno dato vita ad un vero e proprio museo all’aperto. Inoltre per i buongustai è d’obbligo fare una sosta a Malga Zebio, dove si potranno assaggiare salumi e formaggi tipici della zona, tra i quali ovviamente il famoso Formaggio Asiago Dop.

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Itinerari della Grande Guerra: tra Vicenza e il Monte Grappa

Monte Grappa

A soli due anni dalle celebrazioni per i cento anni dalla fine della Prima guerra mondiale, non è mai troppo tardi per riscoprire i sentieri e i luoghi testimoni di questa pagina di storia italiana. In particolare, la zona tra Vicenza e il Monte Grappa offre un’ampia gamma di itinerari e luoghi d’interesse: da sentieri immersi nella natura a monumenti e musei cittadini, le opportunità sono molte!

Vicenza capitale delle retrovie

Vicenza non è mai stata teatro di scontri durante la Grande Guerra, ma vista la breve distanza dall’altopiano di Asiago, dal Monte Grappa e dal fronte sul Piave, la sua posizione divenne di fondamentale importanza, specialmente dopo la disfatta di Caporetto nel 1917. Già sede del Comando d’Armata dal 1915, la città vide il passaggio di più di 3 milioni e mezzo di soldati sia in ritirata che all’attacco, fino alla vittoria italiana il 24 ottobre 1918 a Vittorio Veneto.

Questo ruolo di centro di comando per le truppe italiane ha sicuramente determinato un forte senso patriottico nella popolazione vicentina: un esempio di tale sentimento è il piazzale davanti alla Basilica di Monte Berico. Voluto da un comitato di cittadini per rendere onore ai caduti, questo piazzale venne inaugurato nel 1924 e permette di godere di una splendida vista sulla città e sui monti poco distanti.

Da vedere è anche il Museo del Risorgimento e della Resistenza: ospitato da Villa Guiccioli a qualche chilometro dal centro, qui si possono vedere con i propri occhi cimeli e documenti da metà Ottocento fino alla Grande Guerra, a cui è dedicata un’intera sala.

Bassano del Grappa: ad un passo dai monti

Spostandoci a nord, verso le trincee sul Monte Grappa, è d’obbligo fare una sosta a Bassano: questa cittadina ad un passo dalle montagne offre splendidi scorci per gli amanti della fotografia, degustazioni di grappe o liquori tipici in distillerie storiche, ma anche l’occasione di scoprire le testimonianze della Prima guerra mondiale, in un luogo così vicino a quelle che furono le prime linee.

A questo proposito, vicino al famoso Ponte degli Alpini si trova l’omonimo museo: per trovarlo bisogna entrare nella taverna in testata al ponte e poi scendere dei gradini sulla sinistra. Questo piccolo museo raccoglie oggetti e racconti sulla storia del ponte e sugli innumerevoli scontri combattuti sui monti circostanti; l’ingresso, una volta gratuito, oggi costa un euro.

Un altro luogo d’interesse è sicuramente il Museo Hemingway e della Grande Guerra, situato nella villa veneta di Ca’ Erizzo, sulla riva del Brenta. Avete letto bene, si parla proprio del premio Nobel per la letteratura Ernest Hemingway, che soggiornò in questa villa nel 1918 assieme ad altri scrittori come volontario della Croce Rossa Americana, in quando la villa divenne in quegli anni residenza della Sezione Uno delle Ambulanze. Il museo espone le vicende della Grande Guerra ponendo l’accento sull’intervento americano in Italia durante il conflitto, aspetto spesso tralasciato. Aperto dal martedì alla domenica, questa istituzione offre anche eventi, conferenze e dibattiti aperti al pubblico, con l’intento di divulgare le vicende storiche trattate nell’esposizione.

I sentieri dei soldati

Giunti finalmente alle pendici del Monte Grappa, di seguito ci proponiamo alcuni itinerari per gli amanti del trekking ma anche per chi ha solo voglia di fare due passi nella natura in questi luoghi di grande valore storico.

Le trincee del Col Campeggia – Col Campeggia era sede del Comando Tattico del IX Corpo d’Armata, e nonostante la sua altitudine di 1100 metri s.l.m. era uno snodo tattico di grande importanza. Questo percorso di difficoltà medio-facile dura circa due ore, per un dislivello complessivo di circa 200 metri, e permette di toccare con mano trincee e gallerie che offrirono riparo ai fanti in prima linea.

Trincee del Monte Palon – Si può raggiungere il Monte Palon in macchina o a piedi, partendo da Possagno con un percorso abbastanza lungo ed impegnativo, seguendo il sentiero 195 Castel Cesil. In ogni caso, una volta giunti in cima a questa altura parte il Percorso della Memoria, voluto dagli alpini di Possagno per rendere onore ai caduti. Di fatto si percorrono circa 1000 metri di trincee, 300 metri di gallerie ed è possibile anche appostarsi nelle posizioni di vedetta, dalle quali si gode di una vista magnifica.

Bosco degli Eroi – Partendo dal rifugio Bocchette a 1300 metri s.l.m., questo itinerario è sicuramente più lungo dei precedenti: si tratta di un giro ad anello di circa 9 km ma con un dislivello di 400 m, che porta il tempo di percorrenza fino a 5 ore. Lo sforzo fisico è bilanciato dalla completezza di questo percorso in quanto combina il valore storico dei sentieri di guerra, la bellezza del panorama e anche l’arte: lungo il cammino infatti è possibile ammirare sculture e leggere poesie, avvolti nel silenzio della natura.

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I luoghi del Risorgimento: esplorando Trento e Rovereto

Per la terza tappa del nostro viaggio alla ricerca dei tesori nascosti del Risorgimento, ci spostiamo a Nord: partendo dall’Hotel Montemezzi si entra in A22 e immediatamente ci si trova alle porte della Val d’Adige, da cui con un’ora di macchina si può raggiungere comodamente Trento. Questa regione divenne parte del Regno d’Italia solo dopo la Prima guerra mondiale, tuttavia lo spirito risorgimentale la colse in pieno e ancora oggi sono visibili i segni della sua lotta contro il dominio austriaco, il tutto nella splendida cornice dei monti e della cultura trentina.

Trento città irredentista

A volte una semplice parola può avere conseguenze enormi, per un popolo intero. Con una sola parola, un semplice (quanto celebre) “obbedisco”, Garibaldi a malincuore ritirò le truppe italiane dal trentino dopo l’armistizio che pose fine alla terza guerra d’indipendenza. Fu così che Trento, ad un passo dal diventare finalmente italiana, si ritrovò di nuovo alla mercé dell’Impero austriaco, che avendo perso il Veneto nella guerra imponeva pesanti tasse per i commerci al nuovo confine di stato.

Iniziò così a dilagare l’ideale irredentista (che reclamava l’annessione al regno d’Italia delle “terre irredente”, ovvero Trento e Trieste), di cui alcuni segni sono ancora visibili passeggiando per la città: ad esempio, la statua di Dante Alighieri nell’omonima piazza di fronte alla stazione ferroviaria venne eretta proprio per rimarcare l’italianità della città.

Un altro monumento da vedere è il Mausoleo di Cesare Battisti, una costruzione colonnata circolare ben visibile dalla città, sul rilievo collinare del Doss Trento. Aperto al pubblico e facilmente raggiungibile dal quartiere di Piedicastello, quest’opera fu costruita per onorare la memoria di questo grande personaggio storico, che sempre aveva difeso gli interessi trentini come deputato al parlamento viennese e poi appoggiando con convinzione gli ideali irredentisti. Assieme alla terrazza panoramica di Sardagna (raggiungibile con la funivia che parte vicino alla stazione), questo luogo è anche uno dei punti panoramici più raggiungibili dalla città.

Un ultimo testimone del forte sentimento patriottico di Trento è il Museo storico del trentino, chiamato in origine Museo del Risorgimento: inaugurato nel 1923, voleva raccogliere documenti e oggetti che evidenziassero il forte legame del trentino con il patriottismo risorgimentale. Oggi questa istituzione ha allargato di molto le sue tematiche, con mostre ed eventi in continua evoluzione in città e dintorni, con giorni e orari di apertura visualizzabili tramite il sito del museo.

Rovereto e il Museo della Guerra

Il Castello di Rovereto ospita uno dei più importanti musei sulla Prima guerra mondiale d’Italia, ma in verità il Museo della Guerra conserva cimeli datati da inizio Ottocento fino all’epoca contemporanea, in particolare una considerevole quantità di oggetti che raccontano il Risorgimento sia dal punto di vista militare, con armi e divise dei soldati, che dal punto di vista civile, attraverso quadri, ceramiche ed altri oggetti. Aperto dal martedì alla domenica, dalle 10.00 alle 17.30, il museo permette anche di visitare i cunicoli e i torrioni del Castello di Rovereto, attraverso i quali si snoda il percorso espositivo.

Per chi preferisse stare all’aria aperta, appena usciti dal casello di Rovereto sud invece di proseguire fino in centro si può fare una deviazione per raggiungere Cappella Santa Barbara: qui parte la Strada degli artiglieri, un percorso che fonde la bellezza della natura con il suo grande valore storico. Questo percorso, lungo circa 2 km, segue la strada che collega la città al monte Zugna, dove correva il fronte austriaco nella Prima guerra mondiale. Camminando si possono notare le lapidi in memoria di 228 soldati decorati con la Medaglia d’oro al Valor Militare, nei conflitti dall’Ottocento alla Grande Guerra. Infine, al termine del percorso si trovano le indicazioni per la caverna dove venne catturato nel 1916 Damiano Chiesa, un irredentista trentino.

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“In the Middle of Nowhere”

hotel montemezzi

“Sembra esserci nell’uomo, come negli uccelli, un bisogno di migrazione, una vitale necessità di sentirsi altrove” disse Marguerite Yourcenar, poetessa francese.

Viaggiare è una delle attività più antiche dell’essere umano.

Viaggiare soddisfa il nostro bisogno della novità.

Oggi però le regole del viaggio sono cambiate. Dopo la crisi da coronavirus viaggiare rimane ancora una necessità fondamentale, ma va conciliato con altre aspetti che abbiamo scoperto essere importanti come la sicurezza e la sostenibilità.

Le immagini di piazze cittadine straboccanti di turisti, parcheggi ricolmi di automobili e l’inevitabile sporcizia causata dal sovraffollamento turistico sono un ricordo spiacevole del modo di viaggiare prima del coronavirus.

Per questo motivo nasce oggi questa nuova rubrica di articoli del Montemezzi club, dedicata a chi viaggia alla scoperta di posti affascinanti ma poco esplorati nella terra di mezzo tra Veneto, Lombardia e Trentino.

Il nome di questa rubrica prende spunto da una recensione che ricevemmo nell’ormai lontano 2006. Avevamo appena aperto il Montemezzi hotel e dopo poche settimane la prima recensione sentenziava con un titolo impietoso “In the middle of Nowhere”, letteralmente “In mezzo al Nulla”. Fu una recensione scioccante, ma oggi a 14 anni di distanza è uno spunto per suggerire ai nostri ospiti un modo di scoprire Verona e il Veneto in modo differente.

Piazzato all’ingresso di un piccolo paesino alle porte di Verona, il Montemezzi hotel è diventato negli anni il punto di riferimento per i viaggiatori che si spostano da nord a sud e da est a ovest per raggiungere più ambite mete di mare e montagna. Allora mi chiedo: perché non sfruttarlo come punti di partenza per scoprire alcuni piccoli e preziosi tesori al confine tra Veneto, Lombardia e Trentino Alto Adige?

Sono luoghi dove il “piccolo e bello” è sempre stato di casa e dove si può fare un viaggiare differente lontano dalle folle che si assembrano nelle strade delle grandi città.

Con la serie di mini guide di “In the Middle of Nowhere”, vogliamo farti conoscere itinerari da vivere tutto l’anno a contatto con le persone locali e raggiungibili con una manciata di minuti d’auto dal Montemezzi hotel. Itinerari ideali per trascorrere un weekend o fare un veloce break insieme ad amici, famiglia, compagno o – perché no – anche da solo.

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