Itinerari della Grande Guerra: sulle rive del Piave

Simbolo per eccellenza della resistenza italiana, il fiume Piave attraversa silenzioso la pianura veneta dalle pendici dei monti alla laguna, raccontando la guerra dal suo ruolo di muto testimone di battaglie decisive, ritirate disastrose e sacrifici che hanno segnato la storia del nostro paese.

Come recitano i versi della celebre Canzone del Piave, questo corso d’acqua ha visto l’esercito italiano in ogni momento della guerra: prima attraversato dai fanti diretti al fronte nel 1915, divenuto ultima linea difensiva nel 1917 dopo la disfatta di Caporetto, e infine trampolino per la ribalta italiana e la vittoria finale nella battaglia di Vittorio Veneto nell’ottobre 1918

Il Montello: la collina delle battaglie

Tra le posizioni strategiche più importanti del Medio Piave, l’altura del Montello è stata certamente una delle più contese: situata a metà strada tra la laguna e le prime vette delle dolomiti bellunesi, nei comuni di questa zona sono innumerevoli le testimonianze della resistenza e poi della controffensiva italiana: da sacrari, a resti di trincee e ponti sul fiume, c’è molto da scoprire fra i boschi della collina e le rive del Piave.

In particolare, uno dei luoghi da vedere assolutamente è l’Isola dei morti, una piccola striscia di terra situata tra il versante nord del Montello e il paese di Moriago della Battaglia. Qui nei giorni successivi alla vittoria italiana vennero rinvenuti i corpi dei soldati italiani trasportati dalla corrente, molti dei quali i giovanissimi ragazzi del ’99, appena maggiorenni. Due sono i monumenti commemorativi sull’isola: una piramide di pietra eretta negli anni ’20, dove una lapide recita la poesia La preghiera di Sernaglia di D’Annunzio, e la più recente scultura “Vita per la pace”, posta nel 1991 per volontà dell’Associazione Artiglieri di Moriago della Battaglia. Oggi l’Isola dei morti ospita uno splendido giardino, completo di cartellonistica per chi volesse approfondire la storia di questo luogo di memoria durante una passeggiata immersa nel verde.

Monumento ai caduti sull’Isola dei morti

Spostandoci a sud, si incontra l’abitato di Nervesa della Battaglia dove è sicuramente degno di menzione il Sacrario militare: una torre alta 25 metri che con la sua imponente struttura raccoglie migliaia di caduti, offrendo all’ultimo piano una vista spettacolare sul corso del Piave. A pochi passi dal Sacrario si raggiunge il Sacello Francesco Baracca, dedicato al famoso aviatore caduto nel 1918 proprio sulle pendici del Montello: circondato da alti cipressi, il monumento rende omaggio a questo grande personaggio con fregi e decorazioni, in particolare vi è rappresentato il cavallino rampante, simbolo del caduto e poi anche di una nota casa automobilistica.

Sempre nel centro di Nervesa, è possibile vedere anche un monumento unico nel suo genere: a lato strada in Via Lungo Piave è infatti posta una barca da ponte crivellata dalle granate, recuperata dagli stessi abitanti del paese dopo le battaglie sul Piave. Questa struttura era composta da tre elementi galleggianti che andavano a formare una passerella sul fiume, indispensabile per il trasporto di merci e persone.

I musei di Fontigo e Vittorio Veneto

Per chi volesse vedere da vicino armi, equipaggiamento e documenti sulle battaglie del Piave, una sosta obbligata è il Museo della Grande Guerra di Fontigo (frazione di Sernaglia della Battaglia). Qui sono infatti raccolti gli innumerevoli reperti bellici e non rinvenuti sulle rive del Piave, e inoltre i volontari del CEA (Centro di Educazione Ambientale “Medio Piave”) hanno creato una ricostruzione visitabile di una vera trincea.

Il Museo della Battaglia di Vittorio Veneto

Andando più a nord, ai piedi delle Dolomiti bellunesi, un altro museo che offre un’esperienza a tutto tondo è il Museo della Battaglia di Vittorio Veneto. Quest’istituzione nacque proprio dalla volontà di un ragazzo del ’99 di Vittorio Veneto, Luigi Marson, che nel 1938 donò i suoi cimeli di guerra per una prima esposizione. Tre piani di esposizione trasportano il visitatore all’epoca delle battaglie del Piave, con la ricostruzione di una trincea, filmati, e persino effetti sonori ed olfattivi.

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Itinerari della Grande Guerra: i monti dell’Altopiano di Asiago

Situato nel cuore delle Prealpi vicentine, l’Altopiano dei Sette Comuni (conosciuto anche come Altopiano di Asiago) fu prima linea del fronte italo-austriaco per tutta la durata del conflitto, testimoniando assalti, contrattacchi e i lunghi mesi in trincea che resero tristemente famosa la Grande Guerra. Protagonista delle pagine di “Un anno sull’Altopiano” di Emilio Lussu, muto spettatore negli scritti di Hemingway e Kafka, questo territorio è denso di storie e memorie, da scoprire e da riflettere nella meravigliosa cornice naturalistica delle montagne che lo circondano.

Il ricordo delle macerie di Asiago

«Era un paese di montagna, dico era perché nel 1916 la guerra lo ha prima incendiato e poi distrutto e raso al suolo; e anche se tra il 1919 e il 1922 è stato ricostruito, ora non è più quello.»

Mario Rigoni Stern

I colpi dei cannoni austriaci rasero al suolo il paese di Asiago e le località circostanti, evacuate nel 1916 alla vigilia del massiccio attacco asburgico conosciuto come “Strafexpedition” ovvero “Spedizione Punitiva” nei confronti dell’esercito italiano, entrato in guerra nel 1915 al fianco dell’Intesa, violando così l’alleanza con Austria e Prussia. La devastazione dei comuni dell’altopiano è ormai un ricordo, ma ciò che resta è la volontà di ricordare: sono molti infatti i musei, i sacrari e i resti delle fortificazioni che ancora oggi permettono di toccare con mano la storia di queste valli.

Ad un passo dal centro di Asiago, percorrendo il suggestivo Viale degli Eroi, si raggiunge il Sacrario militare di Asiago-Leiten e l’omonimo museo. Questo monumento raccoglie le salme di più di 50.000 soldati (di cui circa 21.000 non identificati) caduti nelle battaglie dell’altopiano, a cui la città volle rendere omaggio con l’inaugurazione del sacrario nel 1938. L’annesso Museo del sacrario contiene innumerevoli cimeli degli anni del conflitto, fra cui anche una lettera anonima di un giovane soldato rinvenuta solo negli anni ’50.

Il Sacrario militare di Asiago

Da vedere assolutamente sono anche il Museo della Grande Guerra 1915-1918 di Canove (comune di Roana) e il Museo della Grande Guerra di Sasso (frazione di Asiago): entrambi raccolgono oggetti che raccontano la guerra sotto ogni aspetto, dai pezzi di artiglieria agli utensili della vita quotidiana in trincea, il tutto contornato da una grande collezione di fotografie storiche. Un ultimo luogo che merita sicuramente una visita è il Museo Storico Militare ”Forte di Punta Corbin”, che oltre ai reperti esposti permette anche di attraversare i corridoi e le stanze di un forte perfettamente conservato nonostante i pesanti bombardamenti subiti.

Sui sentieri dei soldati

Lasciamo l’ambiente cittadino per esplorare le montagne che circondano l’altopiano, fra sentieri immersi nella natura e carichi di storia, e facendo qualche sosta per ammirare panorami mozzafiato o assaggiare specialità tipiche nelle malghe.

Da Treschè Conca a Forte Corbin – Questo itinerario è un percorso ad anello che permette di raggiungere il Forte Corbin partendo dalla frazione di Treschè Conca e seguendo il sentiero CAI 804. L’attacco del sentiero è dietro al parcheggio della chiesa, e in 2 ore (con andatura tranquilla) di camminata su strada asfaltata e sterrata si raggiunge il forte più grande dell’altopiano, che grazie alla sua posizione offre una vista spettacolare su tutta la zona.

Bocchetta Portule – Percorso un po’ più impegnativo del precedente, permette però di addentrarsi dentro quella che fu una postazione di tiro e un arsenale creata dall’esercito italiano e poi persa nelle offensive austriache. Da Asiago si seguono le indicazioni per Larici/Portule e si parcheggia dopo circa 12 km all’imbocco del sentiero CAI 826 per Bocchetta Portule/Cima Portule. Il percorso è di circa 4 ore, complessivo di andata e ritorno, ma la fatica fisica viene sicuramente ripagata dall’avventurosa esplorazione della Bocchetta, punto di fondamentale importanza per gli attacchi ma anche come deposito e riserva d’acqua.

Le postazioni di tiro di Bocchetta Portule

Monte Zebio – A nord di Asiago si trova il rilievo di Monte Zebio, dove passeggiando nel bosco di abeti e nei pascoli ad alta quota si notano molti segni della Grande Guerra: trincee, gallerie, monumenti commemorativi hanno dato vita ad un vero e proprio museo all’aperto. Inoltre per i buongustai è d’obbligo fare una sosta a Malga Zebio, dove si potranno assaggiare salumi e formaggi tipici della zona, tra i quali ovviamente il famoso Formaggio Asiago Dop.

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Itinerari della Grande Guerra: tra Vicenza e il Monte Grappa

Monte Grappa

A soli due anni dalle celebrazioni per i cento anni dalla fine della Prima guerra mondiale, non è mai troppo tardi per riscoprire i sentieri e i luoghi testimoni di questa pagina di storia italiana. In particolare, la zona tra Vicenza e il Monte Grappa offre un’ampia gamma di itinerari e luoghi d’interesse: da sentieri immersi nella natura a monumenti e musei cittadini, le opportunità sono molte!

Vicenza capitale delle retrovie

Vicenza non è mai stata teatro di scontri durante la Grande Guerra, ma vista la breve distanza dall’altopiano di Asiago, dal Monte Grappa e dal fronte sul Piave, la sua posizione divenne di fondamentale importanza, specialmente dopo la disfatta di Caporetto nel 1917. Già sede del Comando d’Armata dal 1915, la città vide il passaggio di più di 3 milioni e mezzo di soldati sia in ritirata che all’attacco, fino alla vittoria italiana il 24 ottobre 1918 a Vittorio Veneto.

Questo ruolo di centro di comando per le truppe italiane ha sicuramente determinato un forte senso patriottico nella popolazione vicentina: un esempio di tale sentimento è il piazzale davanti alla Basilica di Monte Berico. Voluto da un comitato di cittadini per rendere onore ai caduti, questo piazzale venne inaugurato nel 1924 e permette di godere di una splendida vista sulla città e sui monti poco distanti.

Da vedere è anche il Museo del Risorgimento e della Resistenza: ospitato da Villa Guiccioli a qualche chilometro dal centro, qui si possono vedere con i propri occhi cimeli e documenti da metà Ottocento fino alla Grande Guerra, a cui è dedicata un’intera sala.

Bassano del Grappa: ad un passo dai monti

Spostandoci a nord, verso le trincee sul Monte Grappa, è d’obbligo fare una sosta a Bassano: questa cittadina ad un passo dalle montagne offre splendidi scorci per gli amanti della fotografia, degustazioni di grappe o liquori tipici in distillerie storiche, ma anche l’occasione di scoprire le testimonianze della Prima guerra mondiale, in un luogo così vicino a quelle che furono le prime linee.

A questo proposito, vicino al famoso Ponte degli Alpini si trova l’omonimo museo: per trovarlo bisogna entrare nella taverna in testata al ponte e poi scendere dei gradini sulla sinistra. Questo piccolo museo raccoglie oggetti e racconti sulla storia del ponte e sugli innumerevoli scontri combattuti sui monti circostanti; l’ingresso, una volta gratuito, oggi costa un euro.

Un altro luogo d’interesse è sicuramente il Museo Hemingway e della Grande Guerra, situato nella villa veneta di Ca’ Erizzo, sulla riva del Brenta. Avete letto bene, si parla proprio del premio Nobel per la letteratura Ernest Hemingway, che soggiornò in questa villa nel 1918 assieme ad altri scrittori come volontario della Croce Rossa Americana, in quando la villa divenne in quegli anni residenza della Sezione Uno delle Ambulanze. Il museo espone le vicende della Grande Guerra ponendo l’accento sull’intervento americano in Italia durante il conflitto, aspetto spesso tralasciato. Aperto dal martedì alla domenica, questa istituzione offre anche eventi, conferenze e dibattiti aperti al pubblico, con l’intento di divulgare le vicende storiche trattate nell’esposizione.

I sentieri dei soldati

Giunti finalmente alle pendici del Monte Grappa, di seguito ci proponiamo alcuni itinerari per gli amanti del trekking ma anche per chi ha solo voglia di fare due passi nella natura in questi luoghi di grande valore storico.

Le trincee del Col Campeggia – Col Campeggia era sede del Comando Tattico del IX Corpo d’Armata, e nonostante la sua altitudine di 1100 metri s.l.m. era uno snodo tattico di grande importanza. Questo percorso di difficoltà medio-facile dura circa due ore, per un dislivello complessivo di circa 200 metri, e permette di toccare con mano trincee e gallerie che offrirono riparo ai fanti in prima linea.

Trincee del Monte Palon – Si può raggiungere il Monte Palon in macchina o a piedi, partendo da Possagno con un percorso abbastanza lungo ed impegnativo, seguendo il sentiero 195 Castel Cesil. In ogni caso, una volta giunti in cima a questa altura parte il Percorso della Memoria, voluto dagli alpini di Possagno per rendere onore ai caduti. Di fatto si percorrono circa 1000 metri di trincee, 300 metri di gallerie ed è possibile anche appostarsi nelle posizioni di vedetta, dalle quali si gode di una vista magnifica.

Bosco degli Eroi – Partendo dal rifugio Bocchette a 1300 metri s.l.m., questo itinerario è sicuramente più lungo dei precedenti: si tratta di un giro ad anello di circa 9 km ma con un dislivello di 400 m, che porta il tempo di percorrenza fino a 5 ore. Lo sforzo fisico è bilanciato dalla completezza di questo percorso in quanto combina il valore storico dei sentieri di guerra, la bellezza del panorama e anche l’arte: lungo il cammino infatti è possibile ammirare sculture e leggere poesie, avvolti nel silenzio della natura.

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I luoghi del Risorgimento: esplorando Trento e Rovereto

Per la terza tappa del nostro viaggio alla ricerca dei tesori nascosti del Risorgimento, ci spostiamo a Nord: partendo dall’Hotel Montemezzi si entra in A22 e immediatamente ci si trova alle porte della Val d’Adige, da cui con un’ora di macchina si può raggiungere comodamente Trento. Questa regione divenne parte del Regno d’Italia solo dopo la Prima guerra mondiale, tuttavia lo spirito risorgimentale la colse in pieno e ancora oggi sono visibili i segni della sua lotta contro il dominio austriaco, il tutto nella splendida cornice dei monti e della cultura trentina.

Trento città irredentista

A volte una semplice parola può avere conseguenze enormi, per un popolo intero. Con una sola parola, un semplice (quanto celebre) “obbedisco”, Garibaldi a malincuore ritirò le truppe italiane dal trentino dopo l’armistizio che pose fine alla terza guerra d’indipendenza. Fu così che Trento, ad un passo dal diventare finalmente italiana, si ritrovò di nuovo alla mercé dell’Impero austriaco, che avendo perso il Veneto nella guerra imponeva pesanti tasse per i commerci al nuovo confine di stato.

Iniziò così a dilagare l’ideale irredentista (che reclamava l’annessione al regno d’Italia delle “terre irredente”, ovvero Trento e Trieste), di cui alcuni segni sono ancora visibili passeggiando per la città: ad esempio, la statua di Dante Alighieri nell’omonima piazza di fronte alla stazione ferroviaria venne eretta proprio per rimarcare l’italianità della città.

Un altro monumento da vedere è il Mausoleo di Cesare Battisti, una costruzione colonnata circolare ben visibile dalla città, sul rilievo collinare del Doss Trento. Aperto al pubblico e facilmente raggiungibile dal quartiere di Piedicastello, quest’opera fu costruita per onorare la memoria di questo grande personaggio storico, che sempre aveva difeso gli interessi trentini come deputato al parlamento viennese e poi appoggiando con convinzione gli ideali irredentisti. Assieme alla terrazza panoramica di Sardagna (raggiungibile con la funivia che parte vicino alla stazione), questo luogo è anche uno dei punti panoramici più raggiungibili dalla città.

Un ultimo testimone del forte sentimento patriottico di Trento è il Museo storico del trentino, chiamato in origine Museo del Risorgimento: inaugurato nel 1923, voleva raccogliere documenti e oggetti che evidenziassero il forte legame del trentino con il patriottismo risorgimentale. Oggi questa istituzione ha allargato di molto le sue tematiche, con mostre ed eventi in continua evoluzione in città e dintorni, con giorni e orari di apertura visualizzabili tramite il sito del museo.

Rovereto e il Museo della Guerra

Il Castello di Rovereto ospita uno dei più importanti musei sulla Prima guerra mondiale d’Italia, ma in verità il Museo della Guerra conserva cimeli datati da inizio Ottocento fino all’epoca contemporanea, in particolare una considerevole quantità di oggetti che raccontano il Risorgimento sia dal punto di vista militare, con armi e divise dei soldati, che dal punto di vista civile, attraverso quadri, ceramiche ed altri oggetti. Aperto dal martedì alla domenica, dalle 10.00 alle 17.30, il museo permette anche di visitare i cunicoli e i torrioni del Castello di Rovereto, attraverso i quali si snoda il percorso espositivo.

Per chi preferisse stare all’aria aperta, appena usciti dal casello di Rovereto sud invece di proseguire fino in centro si può fare una deviazione per raggiungere Cappella Santa Barbara: qui parte la Strada degli artiglieri, un percorso che fonde la bellezza della natura con il suo grande valore storico. Questo percorso, lungo circa 2 km, segue la strada che collega la città al monte Zugna, dove correva il fronte austriaco nella Prima guerra mondiale. Camminando si possono notare le lapidi in memoria di 228 soldati decorati con la Medaglia d’oro al Valor Militare, nei conflitti dall’Ottocento alla Grande Guerra. Infine, al termine del percorso si trovano le indicazioni per la caverna dove venne catturato nel 1916 Damiano Chiesa, un irredentista trentino.

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I luoghi del Risorgimento: le meraviglie nascoste del veronese e del vicentino

Il rimbombo dei cannoni, il fumo delle esplosioni, le urla dei soldati che lottano fino allo stremo. Al giorno d’oggi non si pensa di certo a nessuna di queste cose mentre si passa per i dintorni di Verona e Vicenza. Magari qualche nome altisonante, come “San Martino” o “Custoza”, potrebbe risvegliare qualche ricordo scolastico, ma sono molti i luoghi più o meno sconosciuti che hanno qualcosa di unico da raccontare sulla loro storia.

Il genio di von Scholl

Per chi arriva a Verona per la prima volta non è difficile rendersi conto dell’imponenza (per non dire invadenza) delle modifiche austriache all’urbanistica della città, ma per restare a bocca aperta bisogna uscire dal centro: una costellazione di forti, polveriere e edifici militari di varia utilità si estendeva dai paesi subito fuori città fino agli odierni comuni di Peschiera, Pastrengo e Rivoli. A ideare questa massiccia linea difensiva fu il generale Franz von Scholl, che rese così il veronese la zona europea più fortificata del tempo, combinando le difese naturali (in particolare i fiumi Mincio e Adige) e oltre 24 forti (senza contare le cerchie cittadine).

Oggi purtroppo gran parte di quest’opera bellica versa in stato di abbandono o è andata distrutta, ma alcuni di questi edifici sono ben conservati e visitabili, altri sono stati persino adibiti a locali o ristoranti aperti al pubblico.

Il Forte Poggio Croce, una piccola meraviglia dove puoi cenare (o pranzare) in un ristorante interno

Di questi ultimi, il Forte Poggio Croce e il Forte Poggio Pol sono ben visibili dalla strada che viene da Bussolengo, sulle alture che circondano il paese di Pastrengo. Tale posizione privilegiata permetteva ai cannoni a lunga gittata di coprire tutta la pianura da Sandrà a Bussolengo, e parte del lato sinistro dell’Adige. Oggi entrambi i forti ospitano dei ristoranti, ed offrono l’occasione unica di un aperitivo o una cena tra le loro mura, cariche di storia.

Un altro forte visitabile è Forte Papa, nella bellissima cornice di Peschiera del Garda. Costruito nel 1850 e poi rafforzato nel decennio successivo, questo forte a pianta trapezoidale ospitava una guarnigione di 106 soldati, ma poteva arrivare fino a 250 come capienza massima. Oggi è stato recuperato e reso accessibile al pubblico grazie al lavoro di volontari.

Vicenza e la sua indomabile resistenza

Pur non essendo un vertice del Quadrilatero, Vicenza era uno snodo fondamentale delle difese asburgiche, in quanto la sua posizione strategica poteva, in mani piemontesi, costituire una breccia nella fortezza austriaca. Nel marzo del 1848 ebbero luogo le prime insurrezioni patriottiche nella città, che ottennero l’istituzione della Guardia Civica, un vero e proprio esercito volontario visto come contrapposizione “popolare” all’esercito regolare, l’oppressore.

Il 20 maggio dello stesso anno, poco più di 5000 soldati dotati di un solo cannone difesero Vicenza dal ben più numeroso e meglio armato esercito asburgico, che tentava di sfondare le difese della città a Porta Santa Lucia. Dopo una ritirata riorganizzativa a Verona, gli austriaci tentarono di nuovo la presa della città il 23 maggio, stavolta puntando su tre obiettivi differenti ma senza risultati: i patrioti vicentini li costrinsero di nuovo alla ritirata con pesanti perdite. Il 10 giugno l’esercito imperiale tornò all’attacco con ben 30.000 soldati e 50 cannoni, mentre a difesa della città restavano solo 11.000 volontari, muniti di 38 cannoni. Grazie a questa superiorità numerica gli austriaci sfondarono le difese sui Colli Berici, punto nevralgico per la difesa di Vicenza. Il giorno seguente si avviarono le trattative di resa, e la città dovette subire pesanti restrizioni una volta tornata sotto il dominio asburgico.

Gli itinerari vicentini

Nonostante il triste epilogo, non si può fare a meno di ammirare l’audacia e la determinazione dei patrioti vicentini, che pur consapevoli dell’inevitabile disfatta si batterono per la difesa della loro città fino alla fine. E quale modo migliore per rivivere questa vicenda di visitarne il campo di battaglia? Al giorno d’oggi, un percorso segnato di circa due ore e mezza ripercorre le zone dei Colli Berici che furono teatro della battaglia, con la possibilità di visitare anche Villa Guiccioli, attuale sede del Museo del Risorgimento di Vicenza.

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I luoghi del Risorgimento: la Verona austriaca

Castelvecchio

Roccaforte dell’Impero austriaco dal 1815, Verona ed il suo territorio furono teatro di alcune delle battaglie più cruente e decisive del Risorgimento italiano. Infatti la città era il deposito principale del Quadrilatero, un complesso sistema di fortificazioni atto ad ostacolare i movimenti nemici sul fronte padano. A pochi chilometri da Vigasio puoi quindi raggiungere i luoghi delle battaglie che hanno segnato la nascita del nostro Paese, e ammirare in prima persona i segni del dominio asburgico nel veronese.

Verona sotto il dominio austriaco

La provincia di Verona viene annessa al Regno Lombardo-Veneto come conseguenza del Congresso di Vienna del 1815, restando poi sotto questa bandiera per poco più di 50 anni.

Durante questo periodo il comando del regno era affidato al fedelmaresciallo Radetzky, che intuì subito il valore strategico della città. A lui si deve l’imponente sistema di forti e bastioni a difesa di Verona, che si dispiega anche sulle colline che circondano la città, le quali hanno preso infatti il nome di “Torricelle”.

Ci sono molti itinerari per visitare le fortificazioni sulle Torricelle, permettendo anche di fermarsi per uno spuntino o un aperitivo con una splendida vista sulla città. Se invece preferite rimanere in centro, attraversando il ponte di Castelvecchio si raggiunge facilmente l’arsenale, che fungeva da deposito militare.

In alternativa, parcheggiando a San Zeno si può raggiungere ed attraversare il Parco delle mura, ciò che rimane della linea difensiva che proteggeva il versante sud della città. Inoltre la circonvallazione interna alle mura è stata recentemente dotata di una pista ciclabile che permette di percorrere tutta la cinta muraria.

Un vertice del Quadrilatero

Come già menzionato in precedenza, Verona era uno dei vertici del Quadrilatero, assieme a Peschiera del Garda, Legnago e Mantova. La principale funzione di questa difesa era quella di fare da “cuscinetto” in caso di attacchi da parte del Regno di Sardegna.

Questo ruolo di spicco portò non solo alla fortificazione delle quattro città appena menzionate, ma anche all’ottimizzazione di vie ferroviarie e altre infrastrutture, con il fine di creare una zona sicura per l’esercito austriaco vicino alle linee nemiche.

Ricoprivano un ruolo chiave le vie d’acqua del Quadrilatero, il Mincio e l’Adige, in quanto permettevano il trasporto di merci e persone mentre costituivano anche una difesa naturale. Oggi nella cornice del Parco del Mincio e del Parco dell’Adige, sono innumerevoli gli itinerari naturalistici percorribili a piedi o in bicicletta.

Le colline delle battaglie

A causa della posizione di confine del Regno Lombardo-Veneto e dell’importanza strategica del Quadrilatero, le colline moreniche a sud del lago di Garda fecero da sfondo a molti scontri tra le truppe austriache e quelle franco-piemontesi e poi italiane.

Località come Pastrengo, Santa Lucia, Goito, San Martino e Solferino sono state snodi fondamentali nei tre conflitti, passando spesso dal controllo di un esercito all’altro.

In particolar modo Custoza, paese poco distante da Valeggio sul Mincio, fu triste testimone di due pesanti sconfitte: una dell’esercito Piemontese nel 1848, l’altra dell’esercito italiano nel 1866, durante le battaglie per le terre irredente.

In onore dei caduti nel 1879 venne inaugurato l’Ossario di Custoza, che con i suoi 40 metri di altezza domina il paesaggio circostante. Al suo interno sono conservati i resti dei caduti nelle due guerre d’indipendenza, di entrambi gli schieramenti.

E, dopo la visita all’Ossario, si possono apprezzare i prodotti della florida viticoltura di questo paesino, premiata dai marchi D.O.C. e D.O.C.G. .

Infine, per chi volesse scoprire altri particolari o per ammirare i cimeli di questo affascinante periodo storico, a Villafranca si trova il Museo del Risorgimento. Inaugurato alla fine degli anni cinquanta, il museo raccoglie stampe, armi e persino pezzi d’artiglieria appartenuti ad entrambi gli schieramenti.

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