I luoghi del Risorgimento: le meraviglie nascoste del veronese e del vicentino

Il rimbombo dei cannoni, il fumo delle esplosioni, le urla dei soldati che lottano fino allo stremo. Al giorno d’oggi non si pensa di certo a nessuna di queste cose mentre si passa per i dintorni di Verona e Vicenza. Magari qualche nome altisonante, come “San Martino” o “Custoza”, potrebbe risvegliare qualche ricordo scolastico, ma sono molti i luoghi più o meno sconosciuti che hanno qualcosa di unico da raccontare sulla loro storia.

Il genio di von Scholl

Per chi arriva a Verona per la prima volta non è difficile rendersi conto dell’imponenza (per non dire invadenza) delle modifiche austriache all’urbanistica della città, ma per restare a bocca aperta bisogna uscire dal centro: una costellazione di forti, polveriere e edifici militari di varia utilità si estendeva dai paesi subito fuori città fino agli odierni comuni di Peschiera, Pastrengo e Rivoli. A ideare questa massiccia linea difensiva fu il generale Franz von Scholl, che rese così il veronese la zona europea più fortificata del tempo, combinando le difese naturali (in particolare i fiumi Mincio e Adige) e oltre 24 forti (senza contare le cerchie cittadine).

Oggi purtroppo gran parte di quest’opera bellica versa in stato di abbandono o è andata distrutta, ma alcuni di questi edifici sono ben conservati e visitabili, altri sono stati persino adibiti a locali o ristoranti aperti al pubblico.

Il Forte Poggio Croce, una piccola meraviglia dove puoi cenare (o pranzare) in un ristorante interno

Di questi ultimi, il Forte Poggio Croce e il Forte Poggio Pol sono ben visibili dalla strada che viene da Bussolengo, sulle alture che circondano il paese di Pastrengo. Tale posizione privilegiata permetteva ai cannoni a lunga gittata di coprire tutta la pianura da Sandrà a Bussolengo, e parte del lato sinistro dell’Adige. Oggi entrambi i forti ospitano dei ristoranti, ed offrono l’occasione unica di un aperitivo o una cena tra le loro mura, cariche di storia.

Un altro forte visitabile è Forte Papa, nella bellissima cornice di Peschiera del Garda. Costruito nel 1850 e poi rafforzato nel decennio successivo, questo forte a pianta trapezoidale ospitava una guarnigione di 106 soldati, ma poteva arrivare fino a 250 come capienza massima. Oggi è stato recuperato e reso accessibile al pubblico grazie al lavoro di volontari.

Vicenza e la sua indomabile resistenza

Pur non essendo un vertice del Quadrilatero, Vicenza era uno snodo fondamentale delle difese asburgiche, in quanto la sua posizione strategica poteva, in mani piemontesi, costituire una breccia nella fortezza austriaca. Nel marzo del 1848 ebbero luogo le prime insurrezioni patriottiche nella città, che ottennero l’istituzione della Guardia Civica, un vero e proprio esercito volontario visto come contrapposizione “popolare” all’esercito regolare, l’oppressore.

Il 20 maggio dello stesso anno, poco più di 5000 soldati dotati di un solo cannone difesero Vicenza dal ben più numeroso e meglio armato esercito asburgico, che tentava di sfondare le difese della città a Porta Santa Lucia. Dopo una ritirata riorganizzativa a Verona, gli austriaci tentarono di nuovo la presa della città il 23 maggio, stavolta puntando su tre obiettivi differenti ma senza risultati: i patrioti vicentini li costrinsero di nuovo alla ritirata con pesanti perdite. Il 10 giugno l’esercito imperiale tornò all’attacco con ben 30.000 soldati e 50 cannoni, mentre a difesa della città restavano solo 11.000 volontari, muniti di 38 cannoni. Grazie a questa superiorità numerica gli austriaci sfondarono le difese sui Colli Berici, punto nevralgico per la difesa di Vicenza. Il giorno seguente si avviarono le trattative di resa, e la città dovette subire pesanti restrizioni una volta tornata sotto il dominio asburgico.

Gli itinerari vicentini

Nonostante il triste epilogo, non si può fare a meno di ammirare l’audacia e la determinazione dei patrioti vicentini, che pur consapevoli dell’inevitabile disfatta si batterono per la difesa della loro città fino alla fine. E quale modo migliore per rivivere questa vicenda di visitarne il campo di battaglia? Al giorno d’oggi, un percorso segnato di circa due ore e mezza ripercorre le zone dei Colli Berici che furono teatro della battaglia, con la possibilità di visitare anche Villa Guiccioli, attuale sede del Museo del Risorgimento di Vicenza.

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